ARIPIJAMOSE TOLKIEN. Elly Schlein e l'eterno complesso di appropriazione della sinistra
"Ce l’ho! Ce l’ho! Mi manca". "Se mi dai Mazzola io ti do due Rivera. Uno è pure bisvalido". Quando ho letto l’intervista di Elly Schlein sul Corsera di ieri (2 febbraio u.s.), tra le risate, mi è venuto in mente che tutti, da bambini, ci siamo impegnati nello scambio di figurine per completare i nostri album.
Ora ci troviamo ad assistere a questa patetica (se fatta in età adulta) messa in scena in un campo che da tempo ha sostituito le figurine dei calciatori con altre figurine. Quello che restituisce questa immagine è l’infantilismo di chi propone questo schema come un programma politico di riscossa e vittoria.
Schlein chiama a raccolta le sue legioni: «Riappropriamoci di Tolkien!» — dice all’intervistatore, spero sbigottito — «Non è cosa loro! È cosa nostra!»
Certo, non è stata la prima e non è certo la sola a giocare a figurine, come dimostrano le infinite interpretazioni di autori come Pasolini, un giorno comunista, un altro indegno di essere comunista, reazionario, progressista, conservatore, nostalgico.
Così come il Dante di Destra di Sangiuliano o il Carl Schmitt che fu traghettato da fiancheggiatore del nazismo a massima mente giuridica, dai tanti interpreti progressisti a scoppio ritardato dopo essere entrato nell’empireo laico e chic di Adelphi.
Come Pasolini, un giorno comunista,
un altro indegno di essere comunista, reazionario, progressista,
conservatore, nostalgico
Tolkien e l’appropriazione di Tolkien hanno, da quando è stato pubblicato, lo stesso cammino di demonizzazioni e riscoperte. In Inghilterra fu accolto come un testo fantasy, quindi sottovalutato e inserito in quella «letteratura spazzatura» per bambini, che non aveva dignità di vera opera letteraria: al più era considerato come un puro divertissement di un eccentrico docente universitario fissato con le antiche lingue.
Quando approdò negli USA divenne in breve una sorta di Bibbia laica ecologista, per gli indubitabili accenti di amore profondo per la natura che affioravano dai suoi scritti. Poi fu classificato conservatore e reazionario, per via di quella disaffezione palese verso il mondo moderno con il suo portato distruttivo.
E poi cattolico: un fatto, più che un’analisi. E neo-pagano per qualcuno che vedeva nella riscoperta dei tanti miti soggiacenti alle sue opere una chiara traccia del paganesimo pre-cattolico. E ancora Tolkien umanitario, cantore dei piccoli eroi, che molto somigliano alla gente comune, privi anche del physique du rôle necessario per essere dei campioni. E via di questo passo, con un palleggio infinito.
Elio Vittorini, consulente per Mondadori
ed Einaudi, rifiutò Il Signore degli Anelli
nel 1962, considerandolo una sorta
di curiosità per bambini
Certo che oggi, sempre a scoppio ritardato e sempre con lo schema figurine, sia il PD a volerselo intestare fa un po’ ridere, visto che una pletora di intellò engagé si prese la briga, sollevando il sopracciglio in una smorfia di sufficienza, di stroncarlo come una sorta di favoletta. Ricordo solo il caso più clamoroso, quello di Elio Vittorini che, consulente per Mondadori ed Einaudi, rifiutò Il Signore degli Anelli nel 1962, considerandolo una sorta di curiosità per bambini.
Un oggetto puerile, scritto da un autore che non si poteva considerare un vero letterato. Insomma, la solita accusa: i romanzi per ragazzi come una specie di letteratura per minus habens che gli adulti, sapienti ed impegnati, devono per forza schifare.
Una condanna che, si badi bene, ha demonizzato per decenni autori immortali come Emilio Salgari, Mark Twain, Jonathan Swift, Jack London, Roald Dahl che, grazie ad una attenta ripubblicazione soprattutto delle opere minori, sono stati, udite, udite, riammessi nel novero dei grandi di sempre. Con la certificazione degli stessi intellò engagé che li avevano schifati.
Ora tocca a Tolkien che sarà ricomprato come figurina per i progressisti che evidentemente, a corto di Rivera bisvalidi, si vogliono prendere Mazzola per tentare di completare un album sempre più scarso di campioni.
Non è scandaloso che Tolkien venga letto da destra, da sinistra e lo si veda conservatore, reazionario, antimoderno, ma anche cattolico, neo-pagano e umanitario
Vorrei solo ricordare alla Schlein, e a tutti quei politici e critici schierati, di qualsiasi banda facciano parte, che Tolkien, scrittore profondo, può essere letto e, di conseguenza, interpretato in molteplici modi diversi, non necessariamente contrastanti. Per cui non è scandaloso che Tolkien venga letto da destra, da sinistra e lo si veda conservatore, reazionario, antimoderno, ma anche cattolico, neo-pagano e umanitario.
In realtà Tolkien è tutte queste cose e nessuna di queste. Tolkien è Tolkien con tutte le sue poliedriche sfaccettature, contraddizioni comprese. Lo legga chi ne ha voglia, non chi deve giustificare una tessera di partito.
Da parte del lettore incallito e tetragono, da sempre in lotta per abolire la ridicola etichetta di "letteratura per ragazzi", sorge spontanea la domanda: "Ma perché non mi lasciano leggere in santa pace senza questa necessità comica di mettersi alla berlina da soli con dichiarazioni, queste sì, infantili?".
State zitti, ve ne prego, sto leggendo!
– Mario Grossi