LO DICE LAVROV: LA GUERRA CONTRO L’UCRAINA È UNA GUERRA CONTRO L’EUROPA

LO DICE LAVROV: LA GUERRA CONTRO L’UCRAINA È UNA GUERRA CONTRO L’EUROPA

La guerra russa contro l’Ucraina ha sempre avuto un bersaglio immediato e un bersaglio strategico. Il primo è visibile: città bombardate, territori occupati, infrastrutture distrutte, popolazione civile esposta alla pressione quotidiana della violenza. Il secondo è più profondo: impedire che l’Unione Europea trasformi la propria forza economica in sovranità politica, capacità di difesa, decisione comune. Mosca bombarda Kyiv, ma parla all’Europa. Le dice che ogni passo verso la potenza avrà un costo, che ogni allargamento verso est aprirà una frattura, che ogni tentativo di autonomia strategica sarà trattato come ostilità.

Sergei Lavrov lo ha detto senza troppi giri di parole, durante la conferenza stampa con il ministro turco Hakan Fidan del 16 giugno 2026: «If Ukraine joins, the EU will fall apart», cioè «Se l’Ucraina entra, l’UE cadrà a pezzi». La fonte è Türkiye Today, che riporta le dichiarazioni del ministro degli Esteri russo dalla conferenza stampa di Mosca. Quelle parole hanno il tono della provocazione, però indicano un calcolo preciso. Mosca non teme soltanto un’Ucraina armata, sostenuta e libera dalla tutela russa. Teme un’Ucraina europea perché quel passaggio costringerebbe l’UE a cambiare natura. Da grande mercato regolato dovrebbe diventare spazio geopolitico, confine organizzato, potenza industriale, soggetto di sicurezza. Proprio questa trasformazione è il vero oggetto della pressione russa.

Mosca bombarda Kyiv,
ma parla all’Europa. Le dice
che ogni passo verso
la potenza avrà un costo

Il ragionamento del Cremlino è lineare. L’Europa regge finché resta lenta, divisa, dipendente, incapace di decidere nei tempi della crisi. L’Ucraina introduce invece un elemento di attrito materiale dentro l’architettura europea. Significa guerra da sostenere, difesa da finanziare, ricostruzione da organizzare, agricoltura da integrare, energia autonoma, industria militare da ricostruire, frontiera orientale da proteggere, rapporto con gli Stati Uniti da riequilibrare. Ogni dossier ucraino obbliga l’UE a scegliere. E Mosca sa che l’Europa soffre proprio nel punto della scelta.

Per questo la guerra russa non può essere letta solo come disputa territoriale. La dimensione imperiale resta decisiva: la Russia rifiuta l’esistenza dell’Ucraina come soggetto pienamente sovrano, separato dal proprio spazio storico di comando. Ma dal 2022 in poi il conflitto ha assunto una seconda funzione: misurare la tenuta europea sul tempo lungo. Mosca alterna pressione militare, ricatto energetico, guerra informativa e minaccia nucleare per ottenere un risultato politico: convincere gli europei che sostenere Kyiv sia troppo costoso, troppo lento, troppo rischioso. La guerra diventa così un dispositivo di stanchezza. Prima logora l’Ucraina. Poi prova a logorare l’Europa che la sostiene.

Qui sta l’auspicio negativo russo:
che l’Unione si spezzi proprio
nel momento in cui dovrebbe
diventare più adulta

Mosca lavora proprio sulla frattura tra principio e decisione. Punta sulla paura dei costi dell’allargamento. L’ingresso dell’Ucraina nell’UE avrebbe infatti conseguenze enormi su agricoltura, fondi, sicurezza e istituzioni; Lavrov usa queste difficoltà reali per trasformarle in una profezia di fallimento. Qui sta l’auspicio negativo russo: che l’Unione si spezzi proprio nel momento in cui dovrebbe diventare più adulta. La risposta europea deve essere opposta. Dove Mosca vede il punto di rottura, Bruxelles deve vedere il punto di costruzione. La sicurezza ucraina è ormai parte della sicurezza europea. Una Kyiv abbandonata renderebbe l’Unione più fragile, più ricattabile, più dipendente dagli Stati Uniti, più esposta alle guerre ibride russe. Una Kyiv integrata costringerebbe invece l’Europa a diventare ciò che da decenni promette di essere: un ordinamento politico capace di difendere il proprio spazio, i propri confini e le proprie scelte democratiche. Lavrov scommette sul fallimento. L’Unione deve scommettere sulla propria trasformazione.

Severin Azimut