Medusa. Dal presente all’eterno - Un libro di Vincenzo Notaro
Gli occhi chiusi della Medusa di Jago potrebbero non essere un attributo perduto, ma una Gorgone che sta per aprirli.
Nel luglio 2026, a Villa Lysis, Jago ha presentato una Medusa di marmo bianco modellata sul volto di Whoopi Goldberg. In Medusa. Dal presente all'eterno, Vincenzo Notaro muove da quell'occasione per una ricerca che la oltrepassa. Il giudizio sull'opera resta netto: un tradimento. La ragione non è l'anacronismo né la scelta del modello.
Per Notaro il mito muta per necessità propria, e la metamorfosi vale soltanto quando procede dal mitologema stesso. L'artista non ne dispone: sono il ricettore e la comunità a incarnare il mutamento, chiamati a riconoscerlo e non a produrlo. Quando la trasformazione viene invece imposta dall'arbitrio individuale e rivendicata come creativa, il mito scade a intenzione contingente, perde la propria natura eternante e si riduce a repertorio di contrassegni d'attualità.
Il mito che quell'operazione tradisce è, nella versione che Notaro segue, quello di Ovidio. Medusa è una fanciulla di straordinaria bellezza che Poseidone violenta nel tempio di Atena; la dea punisce la profanazione mutandole i capelli in serpenti, e la giovane diventa capace di pietrificare con lo sguardo. Perseo viene mandato a ucciderla da Polidette, che desidera sua madre Danae e vede nel figlio l'unico ostacolo. Il giovane promette per orgoglio la testa della Gorgone; il re lo prende in parola, certo che non farà ritorno. Con gli strumenti ricevuti dagli dèi Perseo la decapita nel sonno, senza incrociarne gli occhi. Poi usa la testa contro Polidette e i suoi, e soltanto alla fine la consegna ad Atena, che la colloca sull'egida. La forza che pietrifica diventa difesa della comunità senza smettere di terrorizzare: Medusa non viene resa innocua, viene elevata. Nessun passaggio di quella vicenda è stato scelto da lei.
Poche figure sono state riprese con la stessa insistenza. Cellini assume la testa recisa nel programma politico mediceo: Perseo domina le discordie cittadine, Medusa diventa il segno del potere che le ricompone. Caravaggio, dipingendola su uno scudo convesso, le restituisce la funzione apotropaica e trasforma la decapitazione in apparizione — per Notaro è l'ultima opera in cui la morte di Medusa accade, invece di essere ricordata. Poi le riduzioni si fanno nette. Freud riconduce la chioma serpentina all'angoscia di castrazione, e la potenza spirituale diventa problema clinico. Versace capovolge il gorgóneion in certificato di lusso, e l'immagine che respingeva il male certifica il desiderio; il cinema la riduce a prova da superare. Garbati la arma della spada di Perseo, conservando però la grammatica del trofeo che voleva rovesciare. Ogni epoca isola un tratto e lo ingrandisce fino alla deformità. Nella scultura di Capri Notaro non riconosce nemmeno la radicalità delle appropriazioni precedenti: gli occhi serrati sottraggono lo sguardo, i serpenti si fanno ornamento, quasi treccine, il marmo bianco assorbe perfino la provocazione identitaria nel coordinato visivo dell'autore. Il volto della celebrity precede il personaggio e ne occupa lo spazio. Non una metamorfosi del mito, ma la sua disattivazione.
Un'attrice che diventa
Medusa, o Medusa
che incarna una
figura riconoscibile
della postmodernità?
Gli occhi chiusi sono il centro dell'accusa. Conviene allora guardarli. Quel volto non è ancora una Gorgone. Oppure non lo è più. La bocca urla senza che uno sguardo la giustifichi, i serpenti stanno su una testa che si sta deformando, nessuno dei due stati è compiuto. La scultura di Jago non decide se è un’attrice che diventa Medusa, o Medusa che si incarna in una figura riconoscibile della postmodernità. Il giudizio di Notaro muove dagli attributi mancanti e conclude a una potenza esaurita. Ma un attributo mancante, in una figura ancora in formazione, non è un attributo perduto. La scultura non mostra una Gorgone disattivata. Mostra qualcosa di cui non possiamo decidere cosa diventerà.
L'indecidibilità è la sola cosa che quel marmo affermi con certezza. Un volto sconosciuto che si deforma non mostra niente: manca il termine di paragone. Quello di Goldberg lo abbiamo visto mille volte, e la deformazione si misura contro ciò che ricordiamo. È lì che il marmo diventa leggibile come soglia. Notaro arriva allo stesso punto per altra via, quando toglie la metamorfosi alla sovranità dell'io — Medusa non sceglie la violenza né i serpenti né la decapitazione. Il volto nel marmo non sta decidendo nulla neanche lui.
A occhi aperti o a occhi chiusi, a occhi che stanno per aprirsi o che si sono appena chiusi, il mito continua a far parlare di sé. Lo mette in circolo Jago con un'opera che divide. Notaro gli contesta il diritto di farlo a quel modo. Questa nota prova a stabilire se la contestazione regga. Tre modi diversi di tenere Medusa in vita. La comunità avrebbe di che incuriosirsi e giudicare. Sempre che sappia ancora cos'è un mito e a cosa serve.
Scheda libro
Titolo: Medusa. Dal presente all’eterno
Autore: Vincenzo Notaro
Collana: Extremalia, n. 000
Progetto editoriale: Il Pensiero Harduo
Artwork e progetto grafico: Officina Mirabilis
Editing e impaginazione: Valeria Nazzaro
Anno: 2026
Pagine: 55
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Il volume inaugura la serie Extremalia, dedicata a scritti di estetica, critica radicale, metapolitica e mitopoiesi, e adotta un metodo definito dall’autore «topologico», fondato sulla lettura congiunta di immagini, luoghi, miti e riti.
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