NAVIGARE NEL NULLA. LA TECNICA COME DESTINO DELLA POLITICA - un libro di Claudio Amicantonio
Navigare nel nulla prende Emanuele Severino e lo porta dentro i nodi più esposti del presente. Claudio Amicantonio lo fa passare dentro guerra, democrazia, Europa, intelligenza artificiale e ultra. Una lettura del mondo fondata sull’essere e sull’eternità degli enti viene così misurata sui conflitti e sulle forme storiche del nostro tempo. Dentro, cioè, un’epoca letta come il compimento del nichilismo occidentale.
Per Severino il nichilismo sta nell’idea, per noi quasi automatica, che le cose comincino e finiscano davvero. L’Occidente intero si muove dentro questa convinzione: assume come ovvio ciò che per lui è l’errore decisivo, cioè che l’essere trapassi nel non essere e il non essere nell’essere. Ovvero: che la storia del nichilismo coincide con la storia del divenire. In accordo con Parmenide, invece: «l'essere è e non può non essere, mentre il nulla non è e non può essere». Con questi presupposti, il divenire è una pura illusione ottica. Ed è su questo sfondo che si chiarisce anche il senso della tecnica: non un semplice insieme di strumenti, ma la forma storicamente più coerente di un mondo consegnato al divenire, cioè alla persuasione che gli enti possano essere trasformati, prodotti, annientati. E, come sostiene il sottotitolo del libro: la tecnica non è soltanto il compimento del nichilismo, ma la forza che ridefinisce dall’interno il senso stesso della politica, fino a farsene destino. Valgano due esempi tra gli altri esposti nel libro a darne conto.
L'essere è
e non può non essere,
mentre il nulla non è
e non può essere.
- Parmenide
Il primo. Lo scontro militare fra Russia e Ucraina mostra come la tecnica non determini soltanto gli esiti del conflitto, ma ne ridisegna la natura. La guerra non coincide più soltanto con la decisione politica che mobilita uomini e territori per imporre una volontà. Diventa una configurazione di apparati, reti, filiere, sistemi di calcolo. Il fronte resta visibile, ma la sua realtà effettiva si sposta nella logistica, nell’intelligence, nella satellizzazione dello spazio bellico, nella produzione industriale, nella capacità di integrare dati, armi, comunicazione e previsione. Amicantonio osserva: «La guerra moderna, con i suoi sistemi d’arma ad alta tecnologia, cybersecurity e warfare informativo, non è più semplicemente uno strumento della politica, ma è diventata una manifestazione dell’autonomia della tecnica rispetto alle volontà nazionali». La sovranità non scompare, ma appare già presa in una trama che la precede, la condiziona e in parte la ridefinisce.
Il secondo. Sulla democrazia il libro non indugia sulla solita elegia della crisi liberale. Chiede piuttosto che cosa resti della decisione democratica quando l’agire collettivo è già incanalato da infrastrutture, algoritmi, piattaforme e apparati amministrativi che nessun voto governa fino in fondo. «La pretesa di sovranità si rivela sempre più illusoria in un mondo in cui le decisioni veramente decisive vengono prese non dai parlamenti eletti, non dai governi democraticamente legittimati, ma dall’apparato tecnico-scientifico che procede secondo la propria logica intrinseca, indifferente ai desideri e alle deliberazioni delle maggioranze». La democrazia continua così a nominarsi come luogo del fine comune e dell’autogoverno, ma scivola verso una funzione di ratifica e di gestione simbolica.
La tecnica non compare più
come un settore del presente,
ma come il volto operativo
di un mondo interamente
consegnato al divenire
In entrambi i casi la tecnica tende a ridisegnare il senso stesso di mezzo e fine. «Quello che era nato come strumento si rovescia così in scopo, e quello che si presentava come scopo [...] si degrada a strumento per il potenziamento della tecnica». La tecnica non compare più come un settore del presente, ma come il volto operativo di un mondo interamente consegnato al divenire. Non sopraggiunge a corrompere un presunto equilibrio originario. È il frutto maturo di un gesto molto più antico. Nella tecnica si lascia così riconoscere il compimento della metafisica occidentale: il suo ultimo lessico, il suo esito più coerente, la sua ultima superstizione.
Proprio leggendolo, però, il libro impone una riapertura del piano teorico. Dire che la tecnica domina dice solo una parte del problema. Dentro la modernità, la tecnica è diventata anche la condizione in cui i fini possono essere formulati, perseguiti, verificati. Conta il modo in cui il mezzo tecnico riorganizza dall’interno il campo del visibile, del dicibile, del calcolabile, e ridefinisce in anticipo ciò che una società può chiamare verità, utilità, decisione, cura. La tecnica coincide così con un vero e proprio regime di manifestazione: produce i protocolli entro cui il mondo si lascia conoscere, trattare, correggere. La critica severiniana può essere allora stressata fino a un punto ulteriore. Se la tecnica è il compimento estremo del nichilismo, occorre capire perché proprio in essa si concentri anche una potenza di rivelazione, di organizzazione del sapere, di trasformazione efficace del reale. E perché, ancora, si debba necessariamente considerala comunque e sempre veleno anche quando, per esempio, rende possibile l’esternalizzazione della memoria umana, garantendo la durata del sapere e dell’esperienza oltre i nostri limiti biologici.
Se tutto è eterno,
allora anche il divenire,
il nichilismo e la tecnica
appartengono all’eterno
Resta perciò aperta la domanda decisiva. Se Navigare nel nulla mostra con chiarezza la tendenza della razionalità tecnica ad assorbire i fini e a tradurre politica, guerra e democrazia nel proprio lessico operativo, in che modo spiegare il fatto che proprio in essa il mondo moderno concentri la massima capacità di previsione, di coordinamento e di efficacia? Se tutto è eterno, allora anche il divenire, il nichilismo e la tecnica appartengono all’eterno; e la loro eternità, pur se pensati come “errori”, impedisce di relegarli fuori dall’orizzonte della verità. È in questo punto di massima intensità che il libro continua a lavorare anche dopo l’ultima pagina.
— Miro Renzaglia
Scheda libro
Titolo: Navigare nel nulla. La tecnica come destino della politica
Autore: Claudio Amicantonio
Editore: Edizioni Solfanelli
Anno: 2026
Pagine: 216
Prezzo: € 16,00
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