Orban a Roma. "L'UE non conta nulla". Gli si chieda: perché non si accomoda fuori?

Orban a Roma. "L'UE non conta nulla". Gli si chieda: perché non si accomoda fuori?

𝐋𝐚 𝐩𝐚𝐬𝐬𝐞𝐫𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐝𝐞𝐥 𝐝𝐢𝐬𝐜𝐫𝐞𝐝𝐢𝐭𝐨 𝐞̀ 𝐫𝐢𝐜𝐚𝐭𝐭𝐨 𝐝𝐢 𝐦𝐢𝐧𝐨𝐫𝐚𝐧𝐳𝐚. 𝐋𝐚 𝐜𝐮𝐫𝐚? 𝐀𝐛𝐨𝐥𝐢𝐫𝐞 𝐥’𝐮𝐧𝐚𝐧𝐢𝐦𝐢𝐭𝐚̀.

Viktor Orbán è venuto a Roma a ripetere che «l’Unione europea non conta nulla» e che andrà da Trump per fargli togliere le sanzioni a Mosca. Bene: chi scredita la casa comune mentre incassa i benefici del condominio non sta facendo politica estera, sta praticando il veto‑business. La verità è più semplice e più scomoda: l’UE conta quanto glielo consentono i governi che siedono al tavolo. Se le nazioni euroscettiche bloccano tutto a colpi di unanimità, il risultato è paralisi pagata da tutti.

Il messaggio anti‑UE è una linea di galleggiamento, non una visione. Dire “l’Unione non conta” e al tempo stesso pretendere sconti da Bruxelles significa chiedere all’Europa soldi e mercato, regalando a Mosca legittimazione strategica. È l’opposto dell’interesse europeo e della sicurezza degli Stati membri.

L’argomento “sovranista” è un gioco a somma negativa: con l’unanimità ogni governo singolo può trasformare un dossier comune in merce di scambio nazionale. Non è tutela dell’identità: è ricatto strutturale. Il conto arriva a tutti, anche a chi non ricatta: ritardi sulle sanzioni, pacchetti energia annacquati, credibilità esterna erosa.

Soluzione istituzionale, non retorica: abolire l’unanimità dove serve decidere — esteri, sicurezza, energia, salute — e passare alla maggioranza qualificata con codecisione Parlamento‑Consiglio. Tradurre subito in atti: 1) portare a maggioranza qualificata i capitoli oggi sequestrati dal veto; 2) legare i fondi europei a criteri stringenti di Stato di diritto e trasparenza; 3) definire una politica estera unica sulle sanzioni, senza canali paralleli verso Washington o Mosca usati come leva di politica interna.

Qui la frase che va detta senza giri: se non vi piace il club, la porta esiste. Si chiama articolo 50 TUE. L’uscita è procedurale, chiara, già praticata. Ma finché restate, valgono le regole comuni: niente sabotaggi dentro l’Unione e niente rendite di posizione sul “no” permanente. La via breve per “contare di più” non è sputare sul tavolo: è costruire maggioranze europee e rispettare le condizionalità sullo Stato di diritto.

L’Europa “che non conta” è il prodotto di governi che vivono di unanimità e di slogan. Se l’UE passa alla maggioranza e mette fine al ricatto di minoranza, allora le visite‑passerella restano folclore; se indugia, chi campa di veto continuerà a presentare il conto agli altri ventisei.

— 𝐒𝐞𝐯𝐞𝐫𝐢𝐧 𝐀𝐳𝐢𝐦𝐮𝐭