Riparare è un diritto - I produttori con obbligo di assistenza anche oltre lo scadere della garanzia
Il diritto alla riparazione limita il controllo dei produttori sull’assistenza. Il decreto italiano non prevede incentivi e il costo resta decisivo per le famiglie.
La lavatrice si ferma. Il tecnico presenta il preventivo, il negozio propone una rata per comprarne una nuova. A decidere, quel giorno, può essere il conto corrente prima ancora del cestello. Così un oggetto ancora riparabile diventa un rifiuto per ragioni di bilancio familiare. È davanti a quella lavatrice che il diritto alla riparazione, in vigore dal 22 ottobre, deve dimostrare quanto vale.
Il decreto legislativo 176/2026 recepisce le regole europee e impone al produttore di riparare anche fuori garanzia, su richiesta del consumatore. Fra i beni interessati ci sono smartphone, lavatrici e frigoriferi, nei limiti degli interventi previsti dalle specifiche di riparabilità. Il lavoro va eseguito in tempi ragionevoli, gratis o a un prezzo ragionevole. L’obbligo cade se l’operazione fuori garanzia è impossibile; l’offerta di un ricondizionato resta facoltativa.
In garanzia risponde il venditore: riparazione e sostituzione dei beni con difetti coperti sono gratuite. Se entrambi i rimedi risultano impraticabili a costi proporzionati per il venditore, spettano una riduzione del prezzo oppure, per difetti non lievi, la restituzione con rimborso. Per i contratti conclusi dal 31 luglio 2026, la scelta di riparare prolunga di dodici mesi la responsabilità del venditore, una sola volta.
Per i beni interessati, il produttore non può più rifiutare la riparazione solo perché un tecnico indipendente ci ha già lavorato. Sono vietati gli ostacoli contrattuali o tecnologici ingiustificati e gli impedimenti all’uso di ricambi compatibili e conformi alle norme. Chi controlla il pezzo e il software controlla anche il prezzo: un’officina può proporne uno diverso soltanto se riesce a procurarsi il componente e a montarlo.
L’obbligo di
assistenza cade
se l’operazione
fuori garanzia
è impossibile.
Sul conto, il decreto si affida a un aggettivo: ragionevole. È un vincolo, ma non esiste un tariffario che dica in anticipo quanto costerà un intervento. Ricambio, manodopera, eventuale diagnosi e trasporto continuano a sommarsi nel preventivo. Che può essere ragionevole per la legge e insostenibile per la famiglia che lo riceve. Scaricare sul cliente tutta la responsabilità della sostituzione significa ignorare il suo bilancio.
Altroconsumo chiede voucher o agevolazioni per ridurre la spesa: incentivi che il decreto italiano non prevede. Finanziare una parte delle riparazioni significherebbe riconoscere che evitare un rifiuto serve anche alla collettività. Resterebbero da scegliere i destinatari degli aiuti e le risorse da impegnare. Un rimborso successivo richiede al cliente di anticipare la spesa. Uno sconto immediato riduce i soldi da trovare prima che il tecnico cominci a lavorare. Intanto, davanti a un preventivo da saldare subito, una famiglia può scegliere la lavatrice nuova offerta a rate perché quel mese riesce a pagare soltanto la prima.
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