Tutti minorenni. Fino a prova contraria - Il progetto Ue per i minori online
Il Kids Act nasce per proteggere i minori. La verifica dell’età coinvolge tutti gli adulti e trasforma una tutela circoscritta in un controllo generale online.
Oggi, 16 settembre, nel discorso sullo stato dell’Unione, Ursula von der Leyen ha annunciato il progetto UE sui social dei minori. L’annuncio porta alla cassa un conto aperto a luglio su Il Fondo (vedi l'articolo allegato sotto). Per escludere un minorenne occorre conoscere l’età di chiunque acceda. Divieto per pochi, obbligo per tutti.
Sotto i tredici anni niente social. Dai tredici ai quindici, piccoli account sorvegliati dai genitori. Dopo, piattaforme progettate per essere più sicure. L’età verrebbe provata attraverso un’applicazione europea o un portafoglio digitale. Fine del riassunto. La parte interessante comincia dove termina l’opuscolo illustrativo.
Un tredicenne può dichiararsi quarantenne. Per scoprirlo, la piattaforma deve verificare anche chi quarantenne lo è davvero. Bruxelles assicura che il sistema comunicherà soltanto il superamento della soglia: «13+», «18+». Nessun nome e nessuna cronologia di navigazione. Bene. Resta la credenziale da ottenere e presentare prima di entrare. Un’attività lecita dipende così da una certificazione preventiva. La privacy riduce il dato trasmesso. Il controllo resta.
Divieto
per pochi
obbligo
per tutti
Il Regno Unito ha già preparato il catalogo. Per tenere i minori lontani dalla pornografia e da altri contenuti dannosi, Ofcom ammette la stima dell’età attraverso il volto, il documento fotografico, il conto bancario, la carta di credito, la rete telefonica e l’identità digitale. L’autocertificazione non basta più. Per vedere un contenuto legale, l’adulto può dover mostrare la faccia, i documenti o la banca. Al sistema basta poter dire: «Tu passi. Tu no».
Con la protezione dei bambini si è già arrivati sulla soglia della corrispondenza privata. Le norme europee temporanee consentono ai fornitori di cercare volontariamente materiale pedopornografico nelle comunicazioni; il regime definitivo è ancora in discussione. Nel 2026 il Garante europeo della protezione dei dati ha chiesto barriere contro la scansione «generale e indiscriminata». La formula dice già tutto: il bambino da proteggere diventa la chiave per entrare nei messaggi di tutti.
La sicurezza ha prodotto lo stesso passaggio. Una direttiva europea impose di conservare per mesi metadati telefonici e localizzazioni dell’intera popolazione contro terrorismo e criminalità grave. Tutte le persone. Tutte le comunicazioni. Nel 2014 la Corte di giustizia la annullò per la grave interferenza nella vita privata. L’apparato era arrivato prima del limite. Accade spesso.
Con la protezione
dei bambini
si è già arrivati
sulla soglia della
corrispondenza
privata.
La sequenza è ben pettinata. Si sceglie una categoria indiscutibilmente fragile. Si introduce una misura eccezionale. Si costruisce un’infrastruttura utilizzabile su chiunque. Allargarne l’impiego richiederà poi una legge, un decreto, magari soltanto un aggiornamento. Il controllo contemporaneo ha modi amministrativi: una schermata, un codice, un consenso obbligatorio e il pulsante «continua». Nessuno bussa alla porta. Semplicemente, la porta non si apre.
Resta il difetto iniziale. L’applicazione certifica l’età della credenziale; fatica a sapere chi tenga davvero il telefono. Il tredicenne potrebbe usare quella del padre. Per smascherare un ragazzo che si dichiara quarantenne, quanti quarantenni dovranno farsi riconoscere? I minori sono la ragione dichiarata. Gli adulti diventano la procedura.
— Aristea
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