Minimalia. Collana a cura di Franco Manzoni - I libri che si lasciano scrivere ancora
Minimalia affida al lettore pagine bianche e versi d'autore. Sei poeti e sei artisti interrogano i confini del libro, fra sottrazione, interpretazione e silenzio.
Centoventi pagine per una sola poesia di pochi versi. Accade nel sesto volume di Minimalia, la collana ideata e curata da Franco Manzoni per I Quaderni del Bardo, edizioni di Stefano Donno. Il componimento è Luisella e Sostene di Maurizio Cucchi, un breve ritorno alla memoria dell'adolescenza, agli incontri che il tempo ha allontanato e che la parola tenta di raggiungere. Dopo quei versi, il libro continua. Si susseguono pagine bianche su cui disegnare e fogli rigati sui quali scrivere. Il lettore si trova davanti a un oggetto editoriale che rinuncia a occupare interamente il proprio spazio e lascia aperta una parte considerevole di sé. È questa la particolarità di Minimalia, le cui copertine accostano Paolo Ruffilli al collage di Santa Scioscio, Annelisa Addolorato all'opera di Paola Scialpi, Rinaldo Caddeo a quella di Eleonora Ruberti, Laura Garavaglia a Francesco Pasca, Carmelo Claudio Pistillo ad Alberto Casiraghy e Cucchi alla scultura di Vincenzo Balena. Il progetto tocca la natura stessa del libro: che cosa accade quando l'opera dell'autore occupa una porzione minima delle pagine e tutto il resto viene affidato all'immaginazione e alla memoria di chi legge?
A guidare Manzoni è una poetica della sottrazione. Il curatore parla di un'attenzione rivolta al levare, di un invito all'ascolto in un contesto culturale dominato dall'accumulazione delle parole. La pagina bianca diventa il luogo in cui liberarsi dal sovraccarico comunicativo. L'intenzione è riconoscibile e possiede una sua coerenza, soprattutto nella scelta di restituire centralità all'oggetto cartaceo mentre una parte crescente della nostra esperienza della scrittura si consuma sugli schermi. Il levare investe principalmente l'architettura del libro, senza imporre agli autori una misura o una forma poetica comune. Addolorato e Garavaglia presentano tre componimenti ciascuna, Pistillo un poemetto articolato in cinque sezioni, Ruffilli, Caddeo e Cucchi un solo testo. Costante resta soltanto la netta prevalenza delle pagine destinate all'intervento del lettore. Alla parola sottratta corrisponde una singolare abbondanza di carta: il vuoto acquista una presenza fisica che chiede di essere giustificata sul piano estetico.
A guidare Manzoni
è una poetica della
sottrazione. La
pagina bianca diventa
il luogo in cui liberarsi
dal sovraccarico
comunicativo.
Il problema ha un precedente nella riflessione novecentesca sull'opera e sulla partecipazione del destinatario. In Opera aperta, Umberto Eco ha mostrato come il testo artistico possa offrire una pluralità di percorsi interpretativi, affidando al fruitore un ruolo attivo nella costruzione del significato. Nel caso della poesia, questa apertura non richiede modifiche materiali al testo, anche quando la sua forma è rigorosamente conclusa. L'interpretazione aggiunge parole e significati, pur lasciando intatto il testo dell'autore. Minimalia consegna al lettore le pagine su cui scrivere davvero quelle parole. In questa scelta, la collana si avvicina alla tradizione del libro d'artista e a certe esperienze dell'arte concettuale, nelle quali l'idea che governa l'oggetto acquista un'importanza pari, talvolta superiore, alla sua realizzazione. Le pagine disponibili introducono un dispositivo di partecipazione che prolunga l'esperienza della lettura oltre la fine della poesia. Resta tuttavia una differenza essenziale fra il silenzio generato dalla poesia e il bianco lasciato dalla composizione tipografica. Il primo nasce dalle parole e da ciò che fra loro accade, ellissi e risonanze comprese. Il secondo è una superficie in attesa, che vale quanto la relazione che riesce a stabilire con ciò che la precede. L'esperimento di Manzoni si misura precisamente su questa distinzione.
Dentro questa architettura comune, le scritture ospitate restano diversissime. Ruffilli, nel componimento inaugurale Il disordine del mondo, parte dalle superstizioni e dalla paura dell'imprevisto, dal bisogno umano di proteggersi contro l'incertezza, per chiedersi infine se proprio il disordine non possa diventare una risorsa. La poesia anticipa così, nel proprio contenuto, quella disponibilità all'imprevisto che le pagine successive intendono sollecitare. Caddeo, nel brevissimo Luna, affidato postumo alla collana, procede per estrema concentrazione. La luna entra silenziosamente in casa, ma trascina con sé «uno strascico enorme / di ombre». Quattro versi nei quali la discrezione dell'apparizione contrasta con la vastità di ciò che si porta dietro. Qui l'essenzialità appartiene già alla costruzione poetica: poche parole producono un'immagine che continua ad allargarsi quando il verso è già finito. Nei testi di Addolorato il paesaggio naturale si intreccia con il movimento corporeo e con una percezione dinamica dell'esistenza, nutrita di filosofia orientale. Mare e montagna, insieme al respiro e agli equilibri dello Yin e dello Yang, compongono una geografia nella quale il corpo partecipa continuamente alla trasformazione del mondo. Garavaglia percorre territori differenti: la vicenda di Ada Lovelace le permette di interrogare il rapporto fra ragione e immaginazione, mentre Il vestito raccoglie l'esperienza del dolore in un vestito d'ogni giorno rimasto incompiuto, su cui il tempo ha lasciato il segno. Pistillo costruisce, con Il pianoforte di Bartók, una partitura poetica complessa, nella quale l'esecuzione musicale diventa un confronto con la memoria e la morte, fino al silenzio e ai limiti estremi dell'espressione. Il suo è un linguaggio ricco di immagini, attraversato da tensioni narrative e visionarie. Cucchi torna a una misura raccolta e colloquiale. In Luisella e Sostenebastano una maglietta beige e due nomi a richiamare un'amicizia e a riaprire la distanza fra il presente e gli anni perduti. L'espressione «nevi dell'anno che fu» richiama il celebre ritornello di François Villon e apre il ricordo personale all'esperienza universale della perdita.
Il testo artistico
offre una pluralità
di percorsi
interpretativi,
affidando al fruitore
un ruolo attivo nella
costruzione del
significato.
Poesia e arti visive si incontrano già sulla copertina. Ogni volume vi accoglie un'opera autonoma, come se il lettore fosse invitato a cercare corrispondenze fra i due linguaggi. Nel primo volume il collage Nella gentilezza di Santa Scioscio, dove frammenti fotografici e figure femminili si mescolano a elementi floreali e metallici, offre quasi una traduzione visiva del problema affrontato da Ruffilli: il disordine dei materiali si ricompone in un ordine nuovo. Fra Luna di Caddeo e Incantata di Eleonora Ruberti il nesso si coglie a prima vista: un grande cerchio luminoso sovrasta figure enigmatiche e presenze quasi fantastiche. Il rapporto fra luce e oscurità, apparizione e ombra, trova qui una consonanza iconografica e atmosferica. Nell'opera di Paola Scialpi, Il labirinto della vita, si possono rintracciare affinità con gli itinerari corporei e naturali di Addolorato, che nei suoi versi nomina anche labirinti di alghe e posidonia. Più incerto è il dialogo fra le poesie di Garavaglia e Cosmogonia. Mito e sacralità del tempo di Francesco Pasca, dove l'immagine dell'albero e delle radici suggerisce origini e appartenenze, insieme ai percorsi della conoscenza. Anche I sogni inimitabili di Alberto Casiraghy, con il suo paesaggio dominato dal sole, lascia aperti più confronti con la musica e le visioni del poemetto di Pistillo. Fra Cucchi e Vincenzo Balena, autore dell'opera riprodotta sulla copertina del sesto volume, l'incontro non nasce in queste pagine: già nel 1989 le sculture dell'artista avevano accompagnato in scena i testi del poeta. La figura frammentaria di Mariella, composta di terracotta e fili metallici, dialoga con le presenze lontane che abitano Luisella e Sostene. Ne deriva uno spazio interpretativo in cui l'incontro fa affiorare significati che ogni opera, da sola, lascerebbe inespressi.
Alle corrispondenze fra poesia e immagine si aggiunge l'invito a mettere mano al libro. Due sezioni offrono pagine bianche per i «disegni» e pagine rigate per le «parole», denominazioni riprodotte in cinque lingue. Il lettore resta libero di stabilire se e quale rapporto creare fra i propri interventi e i versi. Ma un disegno tracciato su quelle pagine, una riga scritta dopo i versi, appartengono all'opera o restano ai suoi margini? Accostando al testo poetico un'opera visiva e pagine lasciate libere, la collana ha già compiuto una scelta estetica. L'eventuale intervento del lettore la prolunga, senza esserle necessario. Persino il suo silenzio potrebbe essere interpretato come un gesto creativo.
Scheda libro
Titolo: Minimalia. Inediti 01 - 06
Autori: Paolo Ruffilli, Annelisa Addolorato, Rinaldo Caddeo, Laura Garavaglia, Carmelo Claudio Pistillo, Maurizio Cucchi
Editore: I Quaderni del Bardo Edizioni di Stefano Donno
Collana: Minimalia, a cura di Franco Manzoni
Anno: 2026
Pagine: 120 per volume (6 volumi)
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