NIETZSCHE, EROS E SESSO. Una genealogia del desiderio tra corpo, stile e potere

NIETZSCHE, EROS E SESSO. Una genealogia del desiderio tra corpo, stile e potere

Anche per il sesso e l'eros il ragionamento di Nietzsche ruota intorno ai suoi riferimenti privilegiati: corpoforma forza. Eros smette di essere faccenda privata e diventa un dispositivo: accende, orienta, consuma, organizza la forza del corpo e assume forma. La domanda che gli interessa è materiale: che cosa fa il desiderio quando prende possesso di un essere umano, come lo fa camminare, con quale costo, con quale attrito, con quale tenuta nel tempo.

La sua prima mossa è, anche qui come al solito, genealogica: l’Occidente ha imparato a parlare di sesso con una lingua che lo lima e lo maschera. L’ascetismo cristiano non elimina l’energia, la ridistribuisce. La sposta nel controllo, nel sospetto, nella retorica della purezza, nella contabilità morale delle intenzioni. Qui Nietzsche insiste: la pulsione resta energia, resta pressione, resta fame; cambia il travestimento, cambiano le scuse, cambiano i tribunali interiori. Il desiderio entra in conflitto con l’immagine che vuoi avere di te, e comincia la falsificazione elegante.

L’Occidente ha imparato
a parlare di sesso con una lingua
che lo lima e lo maschera

Qui la polemica col cristianesimo va presa alla lettera: come dispositivo di separazione fra corpo e valore, fra impulso e legittimità. Nel cristiano‑platonico l’amore tende a farsi ascesa: un’educazione del desiderio che lo porta verso l’idea, verso il bene, verso Dio. La sensualità resta sotto un tribunale: viene tollerata come prova, disciplina, tentazione da vincere, oppure viene dissolta in carità e devozione, dove il corpo pesa come scoria. E la sua frustata arriva dura: «Il Cristianesimo dette da bere ad Eros del veleno. Costui in verità non ne morì, ma degenerò in vizio».

Quando Nietzsche parla di “spiritualizzazione della sensualità” indica un’altra dinamica: la stessa energia del desiderio impara linguaggio, memoria, promessa, stile. Resta radicata nella fisiologia, cambia forma di espressione; entra nella parola “amore” e diventa presentabile, raccontabile, socialmente spendibile. Per questo scrive: «La spiritualizzazione della sensualità si chiama amore: essa è un grande trionfo sul cristianesimo». Trionfo perché ciò che doveva essere messo a tacere rientra battezzato, con un nome alto: amore; costo perché quel nome porta idealizzazione, possesso emotivo, richiesta di durata, e consuma a bassa intensità.

Con il romanticismo l’amore
diventa religione laica:
l’eros si fa sacro 
e pretende senso assoluto

Con il romanticismo l’amore diventa religione laica: l’eros si fa sacro e pretende senso assoluto. Nietzsche lo tratta come tratta il sacro dell’aldilà: una copertura metafisica stesa sulla vita, utile a chiedere devozione, fedeltà, rappresentazione. La promessa organizza il rapporto: fissa i tempi, distribuisce attese, istituisce una gerarchia che decide chi chiede e chi concede. L’innamoramento scambia ebbrezza per verità e necessità per destino; da lì il sesso diventa pedaggio, prova, contabilità del legame. E la relazione consuma: a bassa intensità, con costanza, fino alla usura.

Qui Nietzsche introduce anche la sua idea più rischiosa e più vera: la sublimazione. Arriva a chiedere: «Come si spiritualizza, imbellisce e divinizza un desiderio?». Il sesso come materia grezza può trasformarsi in stile, arte, disciplina, pensiero: economia delle forze, gestione del carburante. La pulsione diventa energia che cambia piano senza evaporare. È una teoria della trasformazione: la cancellazione resta il fraintendimento. E insieme è una prova di responsabilità: ciò che fai della tua energia, come la orienti, quanto la lasci governarti, quanto la metti a frutto senza distruggerti.

Nietzsche scrive per provocazione,
Il lettore serio misura

Dentro questa materia Nietzsche inserisce la sua chiave più stabile: la volontà di potere come dinamica di appropriazione, intensificazione, aumento di margine. E la formula è esplicita: «In ogni volere si tratta assolutamente di comandare e obbedire» (Al di là del bene e del male, §19). Il desiderio vuole espandersi, vuole sicurezza, vuole possesso, vuole essere ricambiato per stabilizzarsi; anche quando si racconta come altruismo, chiede un ritorno: presenza, tempo, esclusività, obbedienza emotiva. L’eros diventa una politica quotidiana: negoziazionevantaggiopunizione. Il vantaggio, di solito, è di chi impone il ritmo e la misura: decide che cosa conta, quando, e con quale lessico. E qui si capisce anche il punto che oggi graffia di più: le pagine su “donne”, seduzione, matrimonio, guerra dei sessi. Nietzsche scrive per provocazione e per pressione, con aforismi che tagliano e deformano; per capirne il registro, basta sentire alcuni colpi nudispigolosi: «L’uomo è per la donna un mezzo: il fine è sempre il figlio»; «L’uomo dev’essere educato per la guerra e la donna per il diletto del guerriero»; «La felicità dell’uomo suona: io voglio. La felicità della donna: egli vuole»; «Ti rechi presso le donne? Non dimenticare la frusta». E, in un’altra tonalità, l’aforisma che riduce la relazione a gioco di apparenza e verità: «Ma essa non “vuole” verità: che importa la verità alla donna!» Funzionano come attrezzi, e a volte come caricature. Il lettore serio ha bisogno di misurare: quelle frasi mostrano un limite storico e personale, e insieme espongono un meccanismo: il desiderio come campo di strategie e di ruoli, teatro sociale con regole implicite. Il rischio è prendere il teatro per natura. Il rischio opposto è fingere che il teatro non esista.

Per chiudere. Eros in Nietzsche è questione di misura e stile. Ogni promessa produce un ritmo, ogni richiesta disegna un confine, ogni gelosia alza il prezzo. L’amore regge quando il corpo e il linguaggio reggono, quando la forza resta forma, quando l’energia non diventa consumo dell’altro. Il desiderio chiede una mano ferma: economiaprecisionetenuta.

— Eraclito di Rialto